L'informatica, o Scienza dei Calcolatori, per quanto sia una disciplina ancora giovane, nel corso degli anni ha subito un'evoluzione molto rapida.

La prima volta che questo termine venne usato in Europa fu nel 1962, sebbene la produzione di macchine meccaniche ed elettromeccaniche fosse iniziata già nei primi anni del XIX secolo. La svolta avvenne nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, quando il matematico e informatico John Von Neumann (1903-1957) mise a punto l'architettura che ancora oggi viene usata nella progettazione dei moderni computer. A partire dal Secondo Dopoguerra si sviluppa progressivamente la produzione su larga scala di calcolatori elettronici, che diventano sempre più piccoli e potenti.

Lo studio e la memoria di queste evoluzioni rivestono fondamentale importanza poiché permettono di riconoscere le radici della tecnologia attuale e di comprenderne la rapidità di mutamento. Risulta, infatti, estremamente sorprendente notare quanto cambino le tecnologie informatiche nell'arco di una sola generazione, per cui gli apparati esistenti alla nascita di un uomo sono di gran lunga diversi rispetto a quelli presenti alla nascita di suo figlio. Ed è per questo che, nel campo dell'informatica, anche dispositivi con soli 20 anni di età rivestono grande valore storico.

L'Università degli Studi di Palermo è stato uno dei primi Atenei in Italia a dotarsi di un sistema informatico per la gestione dei dati e per il supporto al calcolo scientifico. Il CUC (Centro Universitario di Calcolo), ora chiamato SIA (Sistema Informativo d'Ateneo), è stato istituito nel 1973 e tuttora gestisce tutte le attività di elaborazione dati dell'Ateneo. Nel corso degli anni si è più volte rinnovato dotandosi di apparecchiature sempre in linea con l'evoluzione tecnologica. Di conseguenza si è accumulato un vasto patrimonio di attrezzature che rappresentano l'evoluzione del settore e che, quindi, rivestono grande rilevanza storica e scientifica.

Considerando la disponibilità di questi elementi presenti presso il SIA e le altre strutture dell'Ateneo, è stata allestita una collezione d'interesse scientifico e didattico, ospitata presso la sezione informatica del Dipartimento dell'Innovazione Industriale e Digitale (DIID) - Ingegneria Chimica, Gestionale, Informatica, Meccanica (viale delle Scienze, edificio 6, III piano). Gli oltre 30 dispositivi che compongono la collezione, antenati dei moderni calcolatori, sono rappresentativi di decenni di Storia dell'Informatica a partire dalla fine degli anni Cinquanta fino ai giorni odierni.

Tra gli oggetti presenti, si segnala la calcolatrice meccanica Divisumma 24 della Olivetti, che rappresentò una rivoluzione non solo nel campo dei calcolatori automatici, ma anche nel settore del design industriale italiano, contribuendo allo straordinario successo e all'espansione mondiale dell'azienda piemontese alla fine degli anni Cinquanta. La macchina permetteva l'esecuzione automatica di calcoli aritmetici, stampando ogni fase e ogni risultato su un rotolo di carta tramite un nastro inchiostrato.

La collezione comprende anche reperti risalenti agli anni Settanta che hanno avuto enorme impatto sulla cultura manageriale e sull'organizzazione delle aziende che li hanno utilizzati, consentendo loro di raggiungere livelli di efficienza impensabili fino a quel momento. Tra questi si segnala, in modo particolare, l' IBM 129 Card Data Recorder, che rivoluzionò il mondo delle macchine perforatrici, essendo in grado di correggere automaticamente eventuali errori di battitura commessi dagli utenti durante l'inserimento dei dati.

L'avvento dei dispositivi di lettura e scrittura su nastro magnetico, che sostituirono le schede perforate e costituirono un importante passo in avanti verso i moderni computer, è testimoniato dalla presenza dell' IBM 3240, una macchina per la lettura di nastri magnetici, e dalla sua unità di controllo, l' IBM 3803.

Negli anni Ottanta, l'IBM PC XT, successore del primo PC IBM, ha segnato un punto di svolta nella storia dell'informatica, essendo uno dei primi personal computer a essere dotato di un hard disk di serie. L'architettura hardware del PC IBM è diventata un vero e proprio standard che ha fatto nascere, negli anni successivi, un impressionante numero di cloni detti "IBM compatibili". Tra questi, la collezione ospita l' Olivetti M24, primo computer della casa di Ivrea a essere "IBM compatibile" e supportare il sistema operativo MS-DOS. Le sue ottime prestazioni si tradussero in un grande successo commerciale, che portò la Olivetti a diventare uno dei maggiori produttori di personal computer al mondo. L' Olivetti M240, diretto successore dell'M24, e l'Olivetti M200, unico PC dell'azienda a non montare un processore Intel negli anni Ottanta, impreziosiscono ulteriormente la collezione.

Infine, sul fronte Apple, si segnala un raro esemplare di Macintosh 512K ED, versione migliorata del Macintosh 128K, il primo personal computer dotato di interfaccia grafica e mouse ad avere successo presso il grande pubblico. Dotato di un display monocromatico da nove pollici e del caratteristico mouse con un solo pulsante, il Macintosh si presenta come un computer all-in-one, dal momento che l'unità centrale e il display sono uniti in un solo blocco, ed è privo di ventole, quindi silenziosissimo. Ha contribuito in modo determinante alla diffusione del paradigma dell'interfaccia grafica nel mondo dei personal computer, rendendoli accessibili anche ai non addetti ai lavori.